Lo spirito e l'isola

In prima o in terza persona?

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Due anni fa, quando ho cominciato a scrivere Lo spirito e l’isola, senza neanche pensarci un secondo, ho iniziato subito a scrivere il libro in terza persona. Ho sempre preferito i libri scritti in questo modo, dove l’autore è onnisciente.
Nelle ultime settimane però, dopo aver letto diversi libri (Uno tra tutti: Shantaram) scritti in prima persona, ho cambiato idea e ho cominciato a riscrivere tutto. Ebbene sì. Non so quanto tempo mi ci vorrà, ma chissà quanti si sono già trovati nella mia situazione: quella in cui, con un libro scritto al 90%, ci si accorge che, come diceva Gino Bartali “Gli è tutto da rifare”. Ma io non ho fretta e  pubblicherò il mio libro quando sarò convinto che non vi saranno più modifiche da apportare.

Senza volermi paragonare a Michelangelo, mi viene in mente lui, quando, mentre sta dipingendo la Cappella Sistina, a papa Giulio II che gli urla da sotto le impalcature: “Ma quando la finirai??”, lui di rimando dice, calmo come una vacca indù: “Quando avrò finito!!”. Se non l’avete ancora fatto, guardatevi il film “Il tormento e l’estasi“. Merita anche solo per questa scena.

Uno degli errori che gli scrittori alle prime armi incontrano (e io non sono stato da meno) è quello di “imboccare” il lettore, dandogli tutte le informazioni possibili. In questo modo il lettore non può trarre le sue conclusioni e la sua esperienza di lettura è pessima. Si ha voglia di raccontare troppo e si finisce per dire troppo.
Ogni volta che rileggevo il mio manoscritto, mi sono accorto di aver trattato il lettore come una persona ignorante e con l’intelligenza di un bambino delle elementari. Sentivo il dovere di spiegare e spiegare, perdendomi in digressioni che avevano l’unico scopo di soddisfare il mio ego. Orrore ed errore!

Con questo recente cambiamento, sono invece costretto a far immedesimare il lettore nel personaggio principale, in modo da fargli trarre, pagina dopo pagina, le stesse conclusioni di chi vive la storia in prima persona. Che poi, trattasi di una donna. E chi le capisce le donne? Quale uomo è in grado di pensare come una donna? Io, fortunatamente, ne ho una da cui trarre spunto e ogni volta che fa, pensa o dice qualcosa di tipicamente femminile, prendo appunti sul mio taccuino. 🙂

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