Lo spirito e l'isola

1985-2015

Ci sono anni cui sono legato più di altri.
Sono nato nel 1973, ma quando sento nominare quest’anno, non mi si accende nessuna lampadina.
Mi sono diplomato nel 1992, c’è stato il cinquecentenario della scoperta dell’America, le Olimpiadi… ma anche qui… nessun click.
C’è stato il 2005, con l’inizio di una convivenza (poi fallita)… ma… nulla.
E poi…
C’è il 1985… Grande… Giove!
L’anno di “Ritorno al futuro”, l’anno di quando montavo le giostre a Barbaiana e ci andavo ascoltando la musica migliore che ci sia mai stata.

Ci sarà un anno in cui da adolescenti potremo ascoltare We are the world, Wild Boys, Into the Groove?

Ci sarà mai un altro Live Aid?

Avevo 12 anni (ma li avrei compiuti a dicembre): iniziavano i primi flirt, i primi “bacini”. Fumavi qualche sigaretta di nascosto o i tuoi genitori ti avrebbero appeso al pennone più alto.

Sognavo di possedere il piumino smanicato rosso di Marty McFly e di possedere una Delorean.
Mi ricordo ancora il giorno in cui siamo andati al cinema Ariston di Rho. Io, TZ, PS (le mie compagne di banco per l’ultimo anno). Era una giornata grigia di Ottobre: una domenica pomeriggio prendemmo l’autobus per fare quei 4 km che separano il nostro piccolo paese da quella che per noi allora era quasi una metropoli.
Sono passati 30 anni e il mito resiste. Mi sono persino tatuato la frase “Ad Maiora”.
Gioco ancora con il monopoli versione 1985. E ci gioco con entusiasmo come allora.
Vorrei ancora possedere una Delorean e conosco a memoria le battute del film.
1985. Marty McFly partiva per arrivare qui oggi nel 2015.
Mio dio, 30 anni! E’ stato un salto, son proprio volati. Puff.
1985. L’anno dei carri allegorici a Barbaiana, in cui io e AF, portavamo lo stendardo del rione della Vigna, vestiti da contadini. E non vincemmo, come al solito.
Gli anni sono talmente volati che certe volte mi sento e mi comporto ancora come un 12enne.
1985. L’anno dell’Achille Lauro e di Sigonella, dove i VAM si opposero alla Delta Force americana. Nientemeno.
Il terrorismo era diverso, ma sempre terrorismo era. Il futuro non faceva paura e un uomo con un lavoro poteva mantenere moglie e due figli. I bambini non avevano un’agenda fitta di appuntamenti. Potevano annoiarsi, sporcarsi e sbucciarsi le ginocchia. Al “Campetto”, mettevamo giù le felpe e ci si facevano le porte per giocare a calcio.
Prendevamo schiaffi da nonni, zii e genitori e nessuno chiamava la polizia. Talvolta li prendevamo anche da sconosciuti che si sentivano in diritto di educarci. Di solito erano contadini che ci inseguivano con la vanga dopo che avevamo devastato i loro campi di pannocchie. Ci sembrava normale sdraiarci in mezzo alle piante di granturco e anche prenderle.
A Barbaiana c’era la “Fabbrica abbandonata”, che ho scoperto anni dopo essere un posto dove si erano sempre prodotti pannolini. Era inquietante: diroccata, piena di graffiti e anche di siringhe. Ma era lì in mezzo al paese e non fu un problema per anni. Adesso c’è un parco recintato.
Facebook non c’era. Se avevi voglia di un amico, andavi a citofonare a casa. Viviamo meglio oggi? Un dodicenne vive meglio? Io non credo. Certe volte m’immagino a parlare con il me del 1985 e raccontargli cosa faccio. Gli racconterei dei post, dei tag, delle foto del cibo, dei meme stupidi. Mi direbbe: “Ma tu sei pazzo! Sei un bambino!”. Oppure mi piacerebbe parlare con la mia Professoressa AMC, la prima che mi ha inculcato l’idea di “osservare la realtà, pensarla e avere senso critico”. Il senso critico, che sembra si sia perso. Ci sono pochi che pensano per tutti, perché la gente è pigra, obnubilata. Il pensiero fine a se stesso non dà risposte. E’ tutto un dialogo interiore. Non c’è input-output, come in whatsapp, dove scrivi e ti aspetti una risposta in pochi secondi. Non è Facebook, dove posti qualcosa e ti aspetti che altri reagiscano, cliccando un bottone, facendo un commento.

Il pensiero, come la lettura, è un lavoro solitario.

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